Aiutiamo Katiusha Tessari a mantenere la speranza
- 20 Gennaio 2026
- Attualità
- Di Silvana Bortoli
Affetta da SLA vuole tentare la terapia con le staminali
"Ho 45 anni.
Non sono pronta a morire. Voglio vivere. Per questo chiedo aiuto". È il
messaggio di Katiusha Tessari che, tramite il marito Alan Mosele, ci è stato
chiesto di diffondere anche attraverso il nostro giornale. A Katiusha da poco
tempo è stata diagnostica una malattia terribile. Solo a sentirla nominare fa
venire la pelle d'oca: SLA.
La Sclerosi Laterale Amiotrofica è una malattia
neurodegenerativa progressiva che colpisce i motoneuroni, le cellule nervose
responsabili dei movimenti volontari, causando paralisi muscolare, difficoltà
nel parlare, deglutire e respirare, pur mantenendo intatte le capacità
cognitive. Una malattia incurabile ma gestibile con terapie che ne rallentano
la progressione e migliorano la qualità della vita. Ed è proprio per poter
tentare terapie sperimentali che possano in qualche modo aiutarla a sopportare
meglio la malattia e a rallentarla che Katiusha ed Alan, entrambi originari
dell'Altopiano, recentemente hanno deciso di rendere noto il loro dramma lanciando
attraverso la piattaforma di crowfunding GoFundMe una richiesta di solidarietà
concreta, una raccolta di fondi a cui chiunque può rispondere.
La vita di Katiusha
è cambiata all'improvviso e in modo molto rapido. "La malattia non
sta correndo - spiega - sta volando! Il mio corpo ha iniziato a tradirmi in un
modo che nessuno poteva immaginare, il 24 dicembre 2024 quando ho sentito solo
un dolore alla mano sinistra, ma al pronto soccorso mi hanno rimandata a casa
dicendo che non era nulla di grave.
Io però sentivo
che qualcosa dentro di me si stava spegnendo e nei mesi successivi qualcosa di
invisibile ha iniziato a portarmi via tutto: la forza, il movimento, la
libertà. Le braccia non rispondevano più, le gambe non mi reggevano, ogni gesto
era più difficile del giorno prima. Dopo tre ricoveri ospedalieri, tra Padova,
Milano e Vicenza, è arrivata la parola che nessuno dovrebbe mai sentirsi dire:
SLA. In pochissimo tempo sono passata dal correre e sentire il vento sul viso
(l'ultima volta a marzo 2025) a non potermi più muovere.
Da giugno 2025 non
posso più parlare e oggi comunico solo attraverso un computer. Da settembre
2025 non posso nemmeno più mangiare. Vivo grazie a una PEG, nutrendomi solo di
liquidi, il mio corpo è fermo: posso muovere solo gli occhi e un po' la testa.
La mia mente, però, è completamente lucida. Per la SLA, oggi, non esistono cure
certe, ma solo sperimentazioni come quella dei trattamenti con cellule
staminali, i più sicuri vengono effettuati in Cina. Ci sono casi in cui questi
trattamenti hanno portato miglioramenti e rallentamenti della malattia. Io voglio
provarci. Voglio darmi una possibilità".
"Il viaggio, nelle
condizioni di Katiusha - ci dice Alan - è estremamente complesso, ma si può
comunque fare. Servono trasporti medicalizzati, assistenza continua e cure
molto costose. Cifre enormi, impossibili da affrontare da soli. Per questo
abbiamo pensato di organizzare una raccolta fondi, che ci possa almeno in parte
dare una mano. Il denaro raccolto servirà per i trattamenti medici, per i costi
del protocollo di terapia con cellule staminali presso il centro cinese, e per
tutto quanto comporta la cura, il viaggio e i trasferimenti.
Come se non
bastasse, dagli esami è emersa anche la possibilità di una malattia di Lyme in
forma neurologica, una patologia che può imitare la SLA e compromettere
gravemente il sistema nervoso. Per affrontarla Katiusha sta seguendo
trattamenti specialistici a Francoforte, in Germania, che prevedono mesi e mesi
di cure intensive, controlli e monitoraggio costante. Trattamenti molto costosi
che richiedono un impegno enorme, sia fisico che emotivo: ogni giorno è un
nuovo sforzo per sostenere le terapie, per combattere gli effetti collaterali e
per mantenere la speranza. È un percorso lungo e complesso, ma necessario per
avere la possibilità di fermare anche questa minaccia, oltre alla SLA".
Nonostante tutto
Katiusha non si arrende, per questo chiede aiuto: anche una piccola donazione
può fare la differenza, una semplice condivisione può aiutarla ad arrivare più
lontano.
"Ogni gesto - dice
comunicando come può - è un respiro in più. Ogni aiuto è una speranza che resta
accesa. Grazie di cuore a chi deciderà di aiutarmi a non scomparire nel
silenzio".
Questo il link della pagina dedicata alla raccolta di fondi per Katiusha: https://gofund.me/fd1693148







