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Notti stellate, notti ghiacciate

  • 20 Febbraio 2021
  • L'Altopiano visto dal cielo
  • Di Fabio Ambrosini Bres

Meteorologia Alpina

Tutti noi montanari lo sappiamo: se non ci sono nuvole in cielo, la temperatura scende molto di più durante la notte, e la tipica esclamazione è: "stanotte giassa"! Ma perché? È tutta questione di irraggiamento. Da quando l'uomo frequenta l'ambiente montano invernale, e sale sulle cime, il tempo atmosferico ne condiziona la vita, le attività e i momenti di svago. Volendo spiegare in modo semplice e pratico cos'è l'irraggiamento, possiamo dire, che si tratta di uno scambio: ovvero il trasferimento di energia sotto forma di calore, tramite onde elettromagnetiche, più evidente ed accentuato nei mesi invernali. Durante una notte serena e con poco vento (rimescolamento) il progressivo raffreddamento dell'aria vicina al suolo, la porta ad una sensibile stratificazione, con gli strati più freddi e densi, e quindi pesanti in basso, e quelli meno freddi e leggeri in alto. Ne consegue il fenomeno dell'inversione termica, che per le prime decine di metri va considerata comunque "fisiologica" nelle notti invernali. Il raffreddamento parallelamente causa anche l'aumento dell'umidità relativa che, qualora raggiunga il valore massimo del 100% condensa e causa la formazione di quella nebbiolina, che nel nostro territorio si presenta in forma ridotta, e crea un paesaggio da fiaba. I luoghi ove questo fenomeno appare più evidente in inverno sono: la Contrada Ave, la località Campomezzavia, Marcesina, il Waister. Questo processo pertanto, laddove ci troviamo in ambiente a temperatura prossima allo zero, può portare a brinate e a formazioni di ghiaccio al suolo che possono divenire pericolose sia per la circolazione dei veicoli che dei pedoni. La nebbia è quindi uno strato di nubi appoggiato al suolo, che si forma in conseguenza di cieli sereni. Perchè poi se queste nubi si sollevano impediscono la formazione di brina e di gelo? Se gli strati nuvolosi si trovano staccati dal suolo (condizioni di cielo nuvoloso o coperto) viene meno il processo di irraggiamento notturno. In pratica la radiazione infrarossa viene intercettata dalle nubi e riflessa, con il risultato che il calore rimane intrappolato nei bassi strati. Le nubi infatti fungono da schermo e il suolo non può raffreddarsi. La nuvola è effettivamente molto più calda, ma riflette anche radiazione infrarossa dalla superficie. Se ti trovi sotto una nuvola, di notte, riceverai indietro molta radiazione e ti raffredderai meno. La temperatura non scende, pur in orario notturno, ma attenzione, in questo modo viene anche a mancare quasi del tutto anche la condensazione dell'umidità degli strati più bassi dell'atmosfera. La nebbia dunque non può formarsi, e gli strati nuvolosi impediscono infatti la presenza di un'inversione termica, non più al suolo, ma a mezza quota. Tutto questo impedirà pertanto anche il deposito di brina al suolo e la formazione di ghiaccio, perfino con ambiente a temperatura sotto lo zero. Si tratta in sostanza di una sorta di effetto serra naturale. Quando al mattino presto usciamo di casa, noteremo questi due fenomeni con un sensibile salto termico sulla nostra pelle: a parità di temperatura, in caso di cielo sereno e di ambiente brinato sentiremo un freddo pungente, in caso di cielo coperto invece diremo: "Stamattina non è freddo". Alle rigide temperature che tutti noi altopianesi siamo sottoposti, con una dura convivenza, non va sottovalutato il "raffreddamento del corpo". Freddo, pioggia, neve e vento provocano il raffreddamento dell'organismo, che ad un certo limite può diventare pericoloso. Esso comunque dipende molto dagli indumenti che usiamo durante i mesi freddi. Dal momento che il nostro organismo, perde calore anche per l'evaporazione del sudore dalla pelle, lo sa bene chi pratica lo scialpinismo. Questa evaporazione avviene sempre e comunque, anche con temperature esterne di molti gradi sotto lo zero. Se i vestiti si bagnano per il sudore stesso, o per la neve, l'isolamento che essi offrono si riduce, e la temperatura corporea si abbassa velocemente. Il raffreddamento del corpo, aumenta notevolmente con il vento, è l'effetto si chiama: "wind chill". In effetti, in condizioni di bassa temperatura, il vento ha un effetto importante nel determinare la sensazione di freddo percepita, poiché esso asporta in continuazione la pellicola d'aria a contatto con la pelle, che normalmente funge da isolante. Solo per fare un esempio esplicativo: con una temperatura dell'aria di -10 °C ed un vento di 40 km/h la temperatura percepita dal nostro corpo è di ben -30°C. Ricordo bene, un volo su Cima Colombarone nel febbraio del 2016, erano da poco passate le 17,00 ero in volo già da 40 minuti, ed avevo una quota di 2200 m slm, ovvero 100 m sopra la cima, ho voluto aspettare il tramonto che avveniva verso le 17.30, così da coglierne l'attimo memorabile, indimenticabile; la temperatura dell'aria misurata dallo strumento di volo era -14°C, il vento di 10 km/h, ma la temperatura percepita dal mio corpo era di -20°C. Resistetti fino al tramonto, dimenticando che poi, dovevo volare per altri 15/20 minuti per arrivare nel campo di atterraggio ad Asiago. Persi completamente la sensibilità di entrambe le mani, fortunatamente riuscii ad impostare l'atterraggio come previsto e a mettere i piedi a terra. Il mio corpo era un blocco irrigidito, non riuscii a togliermi l'imbragatura di volo, nemmeno sfilarmi il casco. Con un cenno chiamai un paesano che stava camminando sulla ferrovia, grazie a costui potei svincolarmi e così riscaldarmi. Per una settimana mi rimasero entrambe le mani colpite da gonfiore e da dolore, tanto da necessitare una visita specialistica. Promisi a me stesso che era l'ultima volta che volavo a quelle temperature lassù sull'Alta Via degli Altipiani. Promessa che durò, solo, fino al volo successivo...

Autore

Fabio Ambrosini Bres