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Il vento artistico di Marco Martalar che fa rinascere il bosco distrutto da Vaia

  • 20 Novembre 2021
  • Personaggi
  • Di Silvana Bortoli

Dopo un mese abbondante di lavoro, la nuova opera: il Drago Vaia

Tre anni dopo, Vaia continua a soffiare. Soffia in vari luoghi, ma oggi è un vento artistico che fa simbolicamente rinascere gli alberi distrutti dalla tempesta di tre anni fa.

Vaia ha lasciato al suolo nei nostri boschi un'infinità di radici, rami, macerie lignee. Materiali che hanno attirato l'attenzione di Marco Martalar, scultore e artista del legno, che ha cominciato a raccoglierli vedendo in essi la possibilità di trasformarli in opere d'arte.

"Mi piace pensare - afferma - che tutto può prendere nuova vita, ed essere sempre in trasformazione. La distruzione portata da Vaia è stata un colpo al cuore, ma poi mi ha fatto venire voglia di ricavare qualcosa di buono da questo evento disastroso, di trovare in esso in qualche modo qualcosa di bello. Quando hanno iniziato a portare via dai boschi il legname schiantato, ho trovato tutti questi rimasugli abbandonati al suolo: radici, pezzi divelti, spezzati; ne ho radunati alcuni e nel giro di poco ho fatto una piccola composizione lì per terra, pensando fosse una bella cosa bella trovare il modo di utilizzare questi materiali. Scolpendo il legno, ho sempre percepito il tronco come una limitazione nello spazio, senza possibilità di svilupparmi più di tanto nelle dimensioni, mentre ambivo a fare anche qualcosa di costruito oltre che scolpito. Ci sono opere che nascono togliendo qualcosa al materiale che si usa, nel mio caso il legno che viene scolpito, e poi ci sono opere che prevedono di mettere insieme, unire i materiali".

"Una volta messi insieme un po' di questi scarti di legname - continua Marco Martalar - con i pezzi più piccoli ho fatto un bozzetto delle dimensioni di un gatto, e poi ho pensato di fare qualcosa di grande, decidendo di creare un leone. Inizialmente non avevo idea di come fare, la difficoltà più grande è stata capire come fare stare in piedi l'opera, poi scervellandomi e osservando l'anatomia dell'animale ho iniziato preparando una sorta di scheletro in legno, cominciando a rivestirlo assemblando i pezzi idonei. Andando in bosco prendo quello che mi sembra vada bene, pezzi piccoli e grandi che mantengo così come sono, davanti all'opera li stendo per terra e li assemblo seguendo un po' l'anatomia di quello che sto per fare, e l'opera nasce come fosse un puzzle. Per il leone alato sono andato un po' a tentoni e mi ci è voluto un bel po' di tempo. Non avevo alcun esempio che mi potesse ispirare, ma la cosa ha funzionato, quindi ho iniziato così".

Il leone alato di Marco ha viaggiato parecchio, da Mezzaselva è arrivato persino a Venezia, esposto in occasione della Mostra del Cinema. L'originale opera artistica dai molteplici significati ha stupito e si è fatta ammirare, riscuotendo un successo enorme e un'immensa visibilità. Una volta tornato in Altopiano, di location in location il Leone di Vaia è stato tra i soggetti più ammirati e fotografati degli ultimi tempi.

Nel frattempo Marco ha realizzato nuove opere con gli stessi materiali e uguale tecnica, tra cui il Cervo presso Malga Millegrobbe e il Gallo che ora fa bella mostra di sè davanti al Municipio di Gallio, dopo essere stato realizzato dal vivo nel piazzale dello sponsor, il negozio Punto Sport di Pino Finco. Interamente costruito con legno raccolto dalle macerie dei boschi abbattuti dalla tempesta Vaia, si presenta come un simbolo di rinascita alto oltre 3 metri e pesante circa 300 chili.

"Con due radici di alberi schiantati da Vaia - prosegue Martalar - la scorsa estate ho scolpito due mani che si tendono una verso l'altra per il progetto su Vaia e la grande guerra, esposte in Piazza II° Risorgimento in occasione di Made in Malga. In questo caso si tratta di scultura, ma comunque negli ultimi tempi mi sono dedicato quasi esclusivamente a creazioni che assemblano pezzi di legname di scarto".

Così è stato anche per "La custode" realizzata a Venezia nell'isola della Certosa, altra opera di grandi dimensioni realizzata usando il legno di piante che hanno dovuto essere abbattute. A Padova, in Via Venezia, Martalar ha dato vita all'opera "Con tatto", due grandi mani che si toccano, create con un misto di legname proveniente dal verde pubblico della città e di legno di Vaia, opera lunga 8 metri e alta 2, con cui ha scelto di simboleggiare l'impossibilità di toccarsi durante il lockdown.

Ora ha appena terminato un'altra mega opera, sempre con legname di Vaia, il "Drago Vaia" realizzato a Lavarone. Alto 6 metri e lungo 7, ha richiesto oltre un mese di lavoro, duemila pezzi di radici e scarti della tempesta Vaia e tremila viti. Sarà sicuramente un'altra attrazione che attirerà tanti visitatori.

A Marco non mancano altre proposte, come quella che lo vorrebbe in Sardegna per una creazione artistica con i residui di legname degli incendi della scorsa estate.

"Mi sto concentrando su questo tipo di opere artistiche collegate a eventi distruttivi - conclude Marco Martalar - con le quali intendo dare anche un significato ecologico, essendo gli stessi strettamente legati alla nostra gestione del territorio. Oltre che cercando di trasformare qualcosa di brutto in bello, vorrei contribuire a far riflettere su questo aspetto".

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Silvana Bortoli



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